Jungleland

Anche un anno fa c’erano i gazebo, però Matteo Renzi era ancora un outsider, underdog giovane e pericoloso, con l’arte della comunicazione scambiata per difetto. Il “Pd” e la “Ruota della Fortuna”, dicevano, non si incontreranno mai. E invece no. Come si cambia (per non morire). Oggi sono praticamente tutti con lui, tranne la riga dei capelli di Cuperlo e i baffi di D’Alema. Fa freddo, c’è la crisi e i Forconi in piazza. A parte questo tutto bene. di Pierluigi Pardo
15 AGO 20
Immagine di Jungleland
Anche un anno fa c’erano i gazebo, però Matteo Renzi era ancora un outsider, underdog giovane e pericoloso, con l’arte della comunicazione scambiata per difetto. Il “Pd” e la “Ruota della Fortuna”, dicevano, non si incontreranno mai.
E invece no. Come si cambia (per non morire). Oggi sono praticamente tutti con lui, tranne la riga dei capelli di Cuperlo e i baffi di D’Alema. Fa freddo, c’è la crisi e i Forconi in piazza. A parte questo tutto bene.
L’eternità (un battito di ciglia) ci porta giorni gelati, dolori articolari, voglia di gommone, vacanze e mojito, penniche estive e chiacchiere innocenti, proprio come un anno fa, i giorni d’oro di Stramaccioni, che se la passava bene, anzi bene bene. Se dicevi Thohir non pensavi ancora al presidente dell’Inter, al massimo a Kmer, il figlio di Psor.
C’erano Lou Reed e Mandela, Jannacci e il Califfo, la Puppato era #trendtopic, e pure i marxisti per Tabacci. Alfano era più realista del re, il Brasile dei Mondiali sembrava Toda Joia Toda Beleza, altro che tafferugli e polemiche.
Solo alcune cose sembrano immutabili, dodici mesi dopo: Berlusconi che scende in campo (a Milanello) per far rifiorire il Milan. Allegri sotto pressione, come oggi. Zeman fermo al dogma, il “4-3-3” come filosofia del gioco, ricetta universale. Lui, esonerato, non è cambiato, pare. Invecchiato semmai, come tutti.
Avevamo un anno in meno. Bersani parlava a metafore. Il suo tacchino era sul tetto, diceva. Cosa volesse dire, non l’ho mai capito.
di Pierluigi Pardo